lunedì 19 marzo 2012

Sport da Combattimento e Professionismo



Che cosa è una professionista? Penso che per definirsi professionista in relazione ad una particolare attività il requisito necessario-sufficiente sia uno: che la suddetta attività sia svolta con particolare maestria e impegno. Impegno visto sia come attenzione nello svolgimento nell'attività stessa sia come tempo dedicato. Essere un professionista in una determinata attività vuol dire mettere tale attività davanti a tutte le altre. Per maestria intendo un grado di elevata competenza, di gran lunga superiore alla media. Di nuovo appare evidente che per raggiungere una tale maestria sia richiesto un tempo molto prolungato oltre ad una particolare predisposizione a tale attività. Credo, che un attività svolta in questo modo debba essere giustamente retribuita in termini economici, in modo tale che il professionista possa così dedicarvisi pienamente, allontanando le preoccupazioni di tipo economico.

Visti i requisiti appare chiaro che non tutti possono divenire professionisti in qualcosa, e ben pochi in determinate attività. Pensiamo ad un medico o ad un avvocato, che raggiungono tale status dopo un lungo periodo di studi e un gran numero di prove intermedie.

Nello sport accade qualcosa di particolare, il confine tra amatoriale e professionistico è spesso davvero labile.
In italia spesso i così detti "atleti professionisti" sono in realtà "maestri professionisti" cioè persone che dedicano principalmente il loro tempo e vengono remunerati per la loro opera di insegnamento, e non la loro attività da atleti. Allo stesso modo negli sport da combattimento quali pugilato, muay thai e mma vi è un gran numero di atleti definiti "professionisti" i quali però a ben pensarci sembrano poco professionali. Infine prendendo discipline olimpiche, ad esempio il mio mai troppo amato Judo, abbiamo atleti stipendiati per allenarsi, estremamente professionali ma con lo status di dilettanti. Tutto questo genera in effetti un po' di confusione.
Mettiamo i tasselli in ordine.
Per me i veri professionisti dello sport sono tutti gli atleti dei vari gruppi sportivi, quindi atleti di livello internazionale per sport olimpici o affini. Affianco a loro vi è quella elitè di campioni straordinari, come Petrosyan, Sakara e alcuni altri, il cui eccezionale talento ha permesso loro di fare della passione un lavoro in proprio. Vengono poi tutti gli altri cui viene riconosciuto lo status "professionistico", ma qui si entra in un terreno abbastanza impervio.
Faccio degli esempi: un pugile per ottenere la licenza di professionista deve disputare e vincere un certo numero di match, al che la federazione può riconoscere che il tale pugile è effettivamente di un livello superiore agli altri dilettanti e merita compensi maggiori. Nella muay thai il processo è molto meno definito, posto che gli atleti vengono divisi in serie (C per i dilettanti, B per i semi-pro e A per i pro) il passaggio tra una serie e l'altra è per lo più a discrezione del manager o allenatore dell'atleta e del promoter che gli offre l'incontro. Capita quindi che tra i professionisti ci siano atleti di livello non così lontano dagli amatori.
Infine nelle mma, probabilmente per caratteristiche e novità dello sport, regna l'anarchia incontrastata, molti atleti che debuttano (con magre figure) direttamente tra i professionisti oppure passano dopo appena un paio di incontri amatoriali, ignorando completamente la gavetta che garantisce una selezione tra i professionisti degli altri sport.
Sopratutto ad imbarazzare, è il confronto tra il combattente professionista di mma -medio- e il, sempre a titolo d'esempio, judoka professionista -medio-, per qualità fisiche, tecniche ed atletiche.

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